Questo blog rappresenta il frutto dello studio di un
elemento artificiale, il pacemaker cardiaco, nell’ambito del corso di Storia
delle cose: anatomia e antropologia degli oggetti presso il Politecnico di
Torino. Questo intervento conclusivo ha lo scopo di trarre le conclusioni di
tutte le informazioni e di tutto il materiale che si è susseguito nei post
precedenti.
Per conoscere meglio l’oggetto in questione sono state
reperite le informazioni di base: cos’è un pacemaker artificiale, ma
soprattutto, cos’è il pacemaker naturale? Alla parola pacemaker tutti pensano
immediatamente all’apparecchio oggetto di questo studio, che però è, appunto,
un artificiale. Dopo aver cercato informazioni su entrambi, si è proceduto alla
creazione di un brainstorm, nel quale sono presenti tutte le parole che hanno a
che fare, o semplicemente rimandano al pacemaker. In seguito è stata realizzata
una mappa concettuale che comprendesse tutti i concetti e gli ambiti che
vengono toccati da questa analisi.
Da qui si è passati all’aspetto linguistico: da dove viene
la parola, che significato ha, come viene definito il pacemaker sul vocabolario
e come viene tradotto nelle principali lingue europee. Trovando molte affinità,
in quanto il pacemaker è conosciuto nella maggior parte dei paesi proprio con
la parola inglese, che è ormai entrata a fare parte di molti dizionari. da questa analisi, è stato poi creato un glossario trilingue e, infine, un abbecedario.
Per avere maggiori informazioni riguardo l’oggetto di
studio, si è proceduto alla lettura di molti articoli di giornale che ne
spiegassero il funzionamento. Da questa analisi è emerso un ambiente in
continua evoluzione: vengono ideati sempre nuovi tipi di pacemaker con diverse
funzionalità e fatti di diversi materiali, per raggiungere le esigenze e per rendere
meno ostica la vita dei pazienti che devono utilizzarlo. In proposito è stata
effettuata una ricerca sui principali brevetti: dal primo brevetto depositato
nel 1960 che tratta di un apparecchio molto semplice rispetto a quelli odierni,
fino ad arrivare all’ultimo brevetto depositato, del 2007, che riguarda un
pacemaker dotato di antenna.
Scoprendo sempre di più sull’apparecchio, si sono potuti
trovare i diversi elementi che lo compongono e le singole funzionalità di
ognuno di questi. Successivamente è stato realizzato un parallelo tra il
pacemaker artificiale e il nodo senoatriale (il pacemaker “naturale”),
individuando dunque le forme sostitutive.
Passando ad un aspetto più tecnico, sono state trattate le
diverse tipologie di pacemaker che vengono utilizzate a seconda della patologia
del paziente, che fondamentalmente implicano un diverso numero di fili
elettrici collegati alla carcassa dell’apparecchio. Inoltre, a seconda dei
punti in cui questi fili vengono collegati, il pacemaker viene contraddistinto
da un particolare codice alfabetico identificativo.
Si è spostata l’attenzione su un lato più artistico: il
rapporto che intercorre tra questo e il cinema, la musica e la letteratura. In
proposito, è molto interessante approfondire il rapporto profondo e particolare
che c’è tra il paziente e l’apparecchio che gli permette di vivere, come la
scrittrice Carole Anderson evidenzia nella sua raccolta di storie. Un altro
aspetto interessante è, invece, il legame tra pacemaker e musica. Questa
tematica è stata oggetto di diversi studi, tra cui uno portato avanti dall’Università
di Pavia, nonché di una puntata della famosa serie TV americana Grey’s Anatomy.
A questo punto, lo studio si è spostato su una parte di
nuovo più tecnica. Sono infatti stati analizzati alcuni grafici e alcune
statistiche relative ai pazienti utilizzatori di pacemaker, dai quali emerge un sempre maggior numero di impianti ogni anno che interessano maggiormaente le donne comprese tra gli 80 e gli 89 anni. I numeri caratteristici dell’apparecchio: ad esempio le grandezze, la durata della
batteria e la durata dell’intervento.
Sono stati trattati i rischi che corrono i pazienti
utilizzatori di questo apparecchio in seguito all’operazione chirurgica di
impiantazione. Dalle ricerche è emerso, inoltre, il problema rappresentato
dalle possibili interferenze che posso alterare il funzionamento del pacemaker.
Infine, partendo dal primo modello di pacemaker e dal suo
inventore, sono state passate in rassegna le principali innovazioni degli
ultimi anni, i medici che li hanno per la prima volta impiantati e gli istituti
presso i quali questi sono stati studiati. A tal proposito, si è trattata la
storia del primo pacemaker dotato di Wi-Fi, impiantato negli Stati Uniti.
Da questa analisi è emerso un argomento in continua
evoluzione, in grado di seguire passo passo le novità di tutte le discipline
che lo interessano: dal campo dell’ingegneria dei materiali all’elettrotecnica,
dalla medicina alle telecomunicazioni. In generale ci si sta dirigendo verso
apparecchi con funzionalità sempre più rivolte a diminuire il disagio provocato
ai pazienti, per diminuire il numero degli interventi che questi devono subire nel
corso degli anni seguenti al primo impianto, e alla creazione di apparecchi
sempre più piccoli e sempre meno invasivi.
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